Passaggio
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Indagini nella natura profonda
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Lambert segue i gorilla da quando aveva 10 anni, lo chiamano “gorilla moja ya Kahuzi”, il primo gorilla di Kahuzi. Oggi ha 5 figli, due dei quali si chiamano Coco e Karibu, “welcome” in swahili, proprio come i due piccoli della famiglia di Chimanuka il più grande maschio di gorilla del Parco di Kahuzi-Biega. Seguiamo Lambert che attraverso la foresta del Parco, ci accompagna a incontrarlo.

Kabobo la nostra meta finale è parte di una zona a più alta biodiversità del pianeta: l’Albertine rift che include i grandi laghi dell’Africa orientale e i grandi sistemi montuosi come Virunga e Ruwenzori. Sulla strada che stiamo percorrendo c’è Kahuzi-Biega il vasto Parco Nazionale che va dal bacino del fiume Congo fino alle montagne a ridosso del Lago Kivu. Qui, i ranger del Parco ci daranno alcuni campioni di bongo, una grossa antilope di foresta, presi da un vecchio cranio per l’analisi genetica. Si tratta di due denti. Anita mi dice che saranno tritati e da questa polvere estratto il DNA. E’ strano, penso, come in questa polvere di denti possa essere contenuta la storia evolutiva di una specie, che se che confrontata con quella diventa il racconto della storia evolutiva di un’intera area. Questi campioni ci serviranno per confrontare le popolazioni di Kabobo e verificare il loro livello di isolamento.

Il parco qui fa 1500 visitatori l’anno ed è sorvegliato da 240 guardie, come Lambert. Da qualche anno si sono aggiunte anche le donne che, mi spiega uno dei ranger “prima non erano interessate ma oggi vengono spontaneamente a chiedere di potersi unire a noi”. Ci sono 12 famiglie di gorilla. Dopo un primo declino da quando è stato istituito il parco negli anni ‘70, oggi il numero di gorilla sta finalmente crescendo. Qual è la ragione, chiedo “le guardie fanno un ottimo lavoro per il controllo del bracconaggio e i ribelli non attraversano più i confini del parco”. Il numero dei turisti che visita il parco è ancora molto inferiore a quello che sceglie di andare nei Virunga “qui la situazione è stata instabile fino a poco tempo fa, solo ora si sta stabilizzando, ma siamo molto contenti dei risultati raggiunti e siamo sicuri che il numero di visitatori nei prossimi anni aumenterà” mi spiega Lambert. La maggior parte delle firme del libro ospiti porta la sigla DRC o Bukavu. “Cosa rappresenta il parco per la popolazione locale?” chiedo “la gente collabora e lo sente come una parte importante della propria identità e della propria economia”. Una quota degli introiti infatti viene destinata alla comunità locale per la formazione, costruzione di scuole e istruzione.

Le guide ci fanno cenno di smettere di parlare e rallentare il passo. Lambert affida a ciascuno di noi una mascherina per coprire la bocca “siamo cugini” ci spiega “possiamo trasmettere malattie”. Rami che si spezzano, foglie che si strappano e un sordo … Ci siamo.

Guardo dietro di me, Simone e Claus sono già pronti con la camera in mano a filmare quello che certo sarà una delle più sensazionali esperienze della nostra vita.

Simone e Claus sono gli autori di tutti i video che vedrete nel blog, e che rappresentano solo una parte del loro lavoro per questo progetto. Il materiale che raccoglieranno, infatti, confluirà in un documentario che racconterà obiettivi, importanza e risultati del progetto ma e attraverso sperimentazioni audiovisive a partire dal linguaggio classico del documentario scientifico/antropologico daranno vita a nuovi strumenti di comunicazione audiovisiva a sostegno della conservazione. “Per me questo progetto è davvero una grande sfida” mi ha detto Simone qualche giorno fa quando gli ho chiesto cosa rappresenta per lui KaboboExpedition “avere il privilegio di immergermi in una natura inesplorata, vedere applicate per la prima volta nuove tecnologie di analisi sul campo, avere occasione di vedere specie che forse ancora non ha visto nessuno è davvero emozionante. Usare questa avventura per fare ricerca in ambito dei linguaggi audiovisivi è estremamente stimolante. Useremo nuove tecnologie di produzione audiovisiva mai utilizzate in questo contesto. Queste, guidate dalla ricerca sul linguaggio e lo storytelling ci permetteranno di trasportare e immergere il pubblico in questa esperienza offrendogli nuovi punti di vista. Siamo orgogliosi di poter dare attraverso la nostra disciplina artistica il nostro contributo alla conservazione di questa natura straordinaria, in modo efficace e concreto”.

Leonard apre un varco nella fitta vegetazione davanti a noi. Rimaniamo immobili. Cade l’ultimo ramo e improvvisamente il respiro si ferma. “Per fortuna ci sono Simone e Claus” è il mio ultimo pensiero.

 

 

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