Kabobo Massif
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Una sorpresa inaspettata
Febbraio 21, 2017

Esistono nel nostro immaginario diversi quadri che incarnano l’essenza di luoghi particolari. Kilicha River di certo rappresenta quella della foresta per com’è nei nostri sogni.

Arriviamo nel tardo pomeriggio, dopo una discesa verticale di 600 metri di dislivello.

Qui i sentieri non hanno mezze misure: c’è da scendere? Si scende! Diretti, senza una curva. Il senso del trekking qui ha un diverso significato. Siamo nel cuore della foresta, persi in una delle profonde pieghe che separano i mille picchi del massiccio di Kabobo. Di nuovo inghiottiti dalla vegetazione, di nuovo privi di riferimenti spaziali. “Questa foresta è vecchia, ha l’aspetto di una foresta primaria, un luogo mai toccato dall’uomo, luoghi sempre più rari e difficili da osservare sul nostro pianeta” dice Michele scendendo “alberi così grandi in quota parlano di un’indisturbata storia secolare”. Tronchi alti 30 o 40 metri fra le cui pieghe e contrafforti potrebbero nascondersi facilmente due persone, accompagnano la nostra discesa e come colonne immense sembrano sostenere tutto il peso di questa irriverente vegetazione.

La vita si arrampica e insidia ogni spazio. Strato su strato. Muschi e licheni si abbandonano come veli dai rami dove boschi di epifite, troppo alte per essere identificate, lasciano intravedere l’elegante silhouette vegetale. Il campo in riva al Kilicha è una platea privilegiata da dove osservare il caotico e armonioso scorrere della vita.

Seducente, silenziosa e bella come un gioiello, un’Atheris nitschei sta appostata su un ramo nel fiume in attesa di rane, piccoli uccelli o micromammiferi ,resi audaci dalla sua perfetta immobilità. In alto fra le chiome, le effusioni dei colorati piccioni di foresta rallegrano l’atmosfera piovosa, indisturbati dai sonori, ripetuti e potenti richiami dei turachi del Ruvenzori. Un via vai di nettarinie anima la vita fra i rami dove un gruppo di Cercopitecus ascanius saltella in cerca di foglie e frutta. Mi perdo a godermi lo spettacolo di questa caotica e indaffarata esistenza.

Mi tornano in mente le parole di John Muir “la via più chiara per penetrare nell’universo passa per l’intrico di una foresta”. Quanto è immensamente bella la complessità di questo nostro mondo.

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