Attraverso la foresta
Febbraio 9, 2017
The Kabobo party – The Congolese soul of the Kabobo Expedition
Febbraio 11, 2017

“Stiamo facendo qualcosa che non è mai stato provato prima”. Lo ripete spesso Massimo, visibilmente emozionato, in questi giorni “per la prima volta stiamo portando il laboratorio su un campo di ricerca della biodiversità anziché portare il campo al laboratorio”. Non avevo davvero capito la portata delle sue parole fin quando non mi ha mostrato Voltrax. Pensavo che l’eccezionalità della nostra dotazione si fermasse a Minion, il microsequenziatore di DNA, ma realizzo che Voltrax evolve la nostra spedizione da 2.0 a 3.0. Esce per la prima volta dai laboratori dove è stato sviluppato ed è ancora in fase sperimentale ma “è uno strumento che trasformerà completamente le nostre vite” dice Massimo. Grande poco più di una camera compatta, questo strumento sarà in grado di fare, in pochi minuti, tutto il procedimento che Anita qualche giorno fa ha fatto in 15 ore. “Dal sangue alla sequenza?” chiedo “sì, dal campione biologico al DNA da sequenziare: questo significa estrazione, purificazione e amplificazione, alla sequenza pensa Minion”. Straordinario! “Mi lascerà disoccupata!” dice Anita ridendo “a parte gli scherzi, uno strumento simile mi toglierà fatica, materiale in eccesso e mi donerà tempo”. Una rivoluzione.

Non solo in un contesto come questo dove la spedizione potrebbe viaggiare molto più leggera e ottenere molti più risultati in meno tempo ma, penso, una volta a disposizione di tutti un oggetto come questo cambia la vita. “Pensa poter analizzare l’acqua che bevi, o se hai un raffreddore capire di che virus si tratta o banalmente decidere se il lievito che hai usato per il pane era buono o meno”. Riduzione di tempi, riduzione di costi, focalizzazione dei problemi. Simone e Claus iniziano l’intervista a Massimo. Mi guardo intorno, oltre al futuristico Voltrax al momento stiamo usando: due fari da studio, una telecamera con microfono indipendente, tre batterie ricaricabile da 1,5 watt, un sequenziatore di DNA grande quanto un disco esterno attaccato a un computer e tutta l’attrezzatura di laboratorio, il modem Thuraya IP+ che Intermatica ci ha fornito per raccontare la nostra spedizione e, naturalmente, il computer su cui sto scrivendo. E questa è solo parte di tutta la tecnologia di cui dispone Kabobo Expedition: una differenza immensa con le spedizioni romantiche che popolano la nostra immaginazione. Si partiva con poco più che una bussola e questo era quanto si aveva in dotazione per scoprire il mondo, più un taccuino per raccontarlo. Una dotazione che ci permette di indagare ogni particolare della morfologia del paesaggio, la sua composizione e giù, fino nel dettaglio più intimo della vita, senza dover aspettare le settimane del lungo viaggio di ritorno, senza gabbie per il trasporto degli animali, senza il limite delle difficoltà dello spostamento e senza lo svantaggio del tempo, nemico dell’attualità. Una fotografia multistratificata della realtà, dalla superficie fino alla sua anima invisibile.

Guardo il taccuino accanto a me: abbiamo guadagnato molto in possibilità di indagare la natura, la tecnologia ci ha regalato tempo, sicurezza e quantità dei risultati, ha aperto a molti la possibilità, un tempo elitaria, di esplorare. Siamo sempre fragili e per quanto i nostri strumenti ci diano sicurezza, il fallimento di uno di loro ci mette in difficoltà come se troppo della nostra vita dipendesse da queste appendici artificiali anziché direttamente da noi.

Comments are closed.